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Vino arancione: una varietà quasi sconosciuta

Vino arancione: una varietà quasi sconosciuta

Cos'è il vino arancione? Non è una stravaganza, ma una varietà poco conosciuta dal sapore unico e riconoscibile


Orange is the new white. Non sulle passerelle, ma nelle carte dei vini di ristoranti e wine bar di tutto il mondo. Da New York a Londra, da Milano a Sydney si fa spazio il quarto colore del vino: insieme a bianchi, rossi e rosati ecco anche gli orange wines, una (non) categoria che sta sparigliando le carte del mercato e sta conquistando, stagione dopo stagione, una fetta sempre più larga di appassionati. Vini bianchi in senso lato o - in altre parole - una sorta di ponte tra il mondo dei bianchi e quello dei rossi. Tecnicamente gli orange wines sono vini prodotti da uve a bacca bianca ma vinificati come se fossero dei rossi, dunque fermentati e affinati anche per lungo tempo sulle bucce, da cui prendono il colore.

Ecco perché, soprattutto all'estero, molti ristoratori e sommelier preferiscono utilizzare i termini "macerated" oppure "skin contact" invece del controverso e scivoloso "orange": i vini bianchi macerati non sono tutti arancioni e racchiudono una moltitudine di caratteri diversi. Alcuni possono essere di colori non marcati - giallo paglierino o dorato - ma sono stati comunque a contatto con le bucce: per capirlo è necessario assaggiarli e scoprire così la grande struttura e ricchezza aromatica. Altri, invece, sono di una tonalità ambrata oppure - come nel caso del Pinot Grigio - ramata. Nuance non convenzionali che potrebbero provocare qualche alzata di sopracciglio in chi non ha familiarità con questo stile di vinificazione, in cui il contatto prolungato del mosto con la buccia e i vinaccioli consente di estrarre le sostanze - tra cui flavonoidi, tannini e terpeni - che garantiscono colore, aromi, struttura e capacità di invecchiamento.

Un metodo antichissimo

Anche se gli Orange Wines sono arrivati all'attenzione del consumatore solo negli ultimi decenni, non sono il frutto di una moda dei nostri tempi, si tratta di vini dalle origini molto antiche, che risalgono addirittura alle prime pratiche di vinificazione. Per trovare le radici dei processi di macerazione, ci si deve spostare a Oriente, nell'area del Caucaso, vera culla della vitis vinifera, della sua prima domesticazione e successiva trasformazione in vino. In questa regione, a cavallo tra l'Europa e l'Asia, l'uso della macerazione è stata tramandata nei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri. Ancora oggi, in Georgia, i vini bianchi tradizionali sono prodotti con lunghe macerazioni sulle bucce. Le vinificazioni avvengono in grandi anfore di terracotta, completamente interrate per mantenere stabile la temperatura. Un metodo, che in assenza di conservanti come l'anidride solforosa, permetteva anche di arricchire il vino di polifenoli e tannini, che in parte ne proteggevano l'integrità nel tempo. In Italia, la nascita di una vera e propria scuola di Orange Wines si deve alle sperimentazioni di alcuni vigneron del Collio goriziano, desiderosi di riscoprire le antiche origini del vino nella sua veste più genuina. Josko Gravner e altri piccoli produttori della zona di Oslavia, hanno cominciato così a realizzare vini macerati, soprattutto a base di ribolla gialla, facendo scuola e proseliti in tutta Italia. Oggi si possono trovare vini macerati in tutte le regioni della penisola e molti produttori hanno riscoperto anche il fascino dell'anfora in terracotta.

Un vino diverso e affascinante

Gli Orange Wines non affascinano solo per il loro particolare colore, ma anche per un profilo aromatico assolutamente particolare. Come dicevamo all'inizio, il contatto prolungato con le bucce permette di estrarre polifenoli, colore, sostanze aromatiche e tannini, che contribuiscono a modificare profondamente le caratteristiche del vino. Grazie alla presenza di questi elementi, gli Orange Wines acquisiscono maggiore struttura e aromi più complessi, che si discostano dalle note classiche del vitigno vinificato in bianco. I migliori risultati sono proprio quelli che vedono nel processo di macerazione la possibilità di un arricchimento del corredo aromatico di base. Il rischio di macerazioni troppo lunghe, infatti, è di creare vini tutti uguali, che tendono a far prevalere il metodo di vinificazione sulle caratteristiche peculiari dell'uva. In generale, possiamo dire che il quadro olfattivo tende ad ampliare il classico spettro aromatico dei bianchi con note di frutta matura, scorza d'agrume, frutta candita, spezie, erbe aromatiche, miele, sensazioni di pietra focaia. Al palato si distinguono per ampiezza e complessità gustativa, con aromi ricchi e profondi, spesso dominati da note terziarie, sentori minerali e con la percezione di una leggera presenza tannica. A tavola trovano i migliori abbinamenti con piatti di mare molto saporiti ed elaborati, carni bianche o formaggi di media o lunga stagionatura.

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